THE GAME CHANGERS: L’ARTE DELLA MANIPOLAZIONE DI MASSA

Sempre più persone stanno passando alla dieta vegana dopo aver visto il film “The Game Changers”. Altrettante chiedono il nostro parere su cosa ne pensiamo di un tale regime alimentare. Moltissima gente, senza alcun background in fisiologia, biochimica e nutrizione umana, se ne va in giro brandendo in mano questo film come la verità assoluta. Per molti altri, in bilico sulla scelta di continuare a mangiare carne o no, questo film ha rappresentato la spinta definitiva per cadere nel veganesimo. Per i già da tempo vegani, “The Game Changers” ha rappresentato la conferma definitiva, la mano di conforto che cercavano che li fa sentire in pace con la coscienza. Ma come stanno veramente le cose?

Dopo settimane di lavoro, Evoplus ha recensito finalmente questo film, analizzando criticamente e scientificamente i punti chiave che più hanno colpito il pubblico. Ne avevamo già visti di documentari vegani, ma The Game Changers è veramente fatto bene. Colpisce con precisione i punti che innescano emozioni e scelte, rendendolo un arma devastante di manipolazione di massa che centra in pieno un pubblico con tante idee genuine e pieno di domande alle quali il film risponde distorcendo la realtà in favore dell’ideologia vegana.

Buona lettura.

#1: VEGAN, VEGETARIAN AND PLANT-BASED DIET

La prima cosa di cui ci siamo accorti vedendo il film è la totale confusione che viene fatta tra dieta vegana, vegetariana e dieta a base vegetale, confusione molto probabilmente volutamente ricercata per trasmettere al pubblico disattento determinati messaggi. Iniziamo col chiarire cosa significa dieta vegana, vegetariana e a base di vegetali.

Dieta vegana: sono ammessi solo alimenti di origine vegetale ed esclusi totalmente tutti quelli di origine animale (uova, carne e pesce), compreso miele ed insetti. Dieta fruttariana e vegana crudista sono varianti della dieta vegana.

Dieta vegetariana: prevede alimenti di origine vegetale, esclude carne e pesce ma comprende latte, latticini, uova e miele.

Dieta a base vegetale: una dieta vegetale non è necessariamente una dieta vegana e le persone che seguono questo tipo di dieta continuano a consumare carne e/o pesce, ma in quantità minori oppure si mangiano esclusivamente alimenti vegetali solo in determinati giorni della settimana [1]. A questo regime alimentare appartengono i “flexitariani”, termine di nuova generazione per indicare chi segue prevalentemente una dieta vegetale e ogni tanto “sgarra” con prodotti di origine animale.

In tutto il film, a eccezione di due atleti che seguivano una dieta vegana (ne parleremo in seguito), si parla sempre e solo dei benefici di una dieta a base vegetale. Teoricamente posso dire di consumare una dieta a base vegetale quando il 51% delle calorie introdotte proviene da alimenti vegetali, mentre il restante 49% da alimenti di origine animale. In pratica e nella maggior parte dei casi, una dieta a base vegetale comprende intorno al 70-80% delle calorie provenienti da vegetali e il restante 20-30% da prodotti animali.

Basterebbero già queste prime righe per mandare a zampe per aria l’intero film “The Game Changers”. E’ già tutto sbagliato in partenza, confuso e manipolato ad arte. Gli autori si sono fatti forza con le evidenze scientifiche della dieta a base vegetale (evidenze di cui poi discuteremo), trasformando poi il tutto gradualmente in dieta vegana.

Quindi la carne, il pesce, le uova, demonizzati per tutto il documentario, si mangiano, ma solamente in quantità ridotte rispetto ad una dieta a base di prodotti animali o carnivora (che poi parliamoci chiaro, ma chi segue una dieta carnivora???). Se ascoltate attentamente, nel film viene detto che i gladiatori erano prevalentemente vegetariani, non vegani. Nate Diaz, lo sfidante di Colin McGregor seguiva una dieta a base vegetale, non vegana. In tutti gli studi scientifici riportati in letteratura nel film si parla dei benefici di una dieta a base vegetale, non vegana.

Un conto è seguire una dieta vegana, dove vige il divieto assoluto di mangiare prodotti di origine animale. Un altro è consumare prevalentemente una dieta a base vegetale e ogni tanto mangiarsi un pezzo di carne. Sono due cose drasticamente diverse.

Gli autori del film sono stati bravi a giocare con le parole. Da un lato sono stati scientificamente corretti usando il termine “plant-based diet” e non “dieta vegana” quando parlavano di benefici per la salute e per la prestazione. Dall’altro lato, parlando negativamente delle proteine animali, associando il loro consumo con malattia, disfunzione erettile e disastro ambientale, hanno trasmesso inconsciamente (o meglio volutamente) al pubblico il messaggio che passare a una dieta vegana è la scelta migliore.

Infatti, leggendo nei social networks sono già molte le persone che invece di ridurre semplicemente il consumo di proteine animali (come una dieta a base vegetale prevede) sono diventate direttamente vegane.

Questa si chiama retorica, arte dello scrivere, del parlare e del persuadere le menti altrui.

#2: PROTEINE ANIMALI ED ENERGIA

Nella prima parte del film si parla di proteine ed energia. Gli autori prendono come esempio atleti professionisti, come quel folle che ha corso per 2200 miglia in 46 giorni, una ciclista su pista e una corritrice sui 400 metri. Secondo gli autori, il consumo di proteine animali (ma anche quelle vegetali) non conferirebbe più energia immediatamente prima una prestazione sportiva.

Cosa c’è di nuovo e rivoluzionario in questa affermazione?

Se sfogliamo un qualsiasi libro di fisiologia o di nutrizione sportiva, troviamo scritto che le proteine hanno una funzione più plastica che energetica.

Le proteine infatti, o meglio gli aminoacidi in esse contenuti, servono principalmente da substrato per la produzione di enzimi, ormoni, neurotrasmettitori e per la riparazione e crescita del tessuto muscolare e connettivo in seguito a esercizio intenso.

Le proteine possono fungere anche per la produzione di energia quando siamo in deficit calorico e glucidico attraverso i processi di gluconeogenesi. Tuttavia la gluconeogenesi è un meccanismo di emergenza oltre ad essere un processo molto inefficiente se parliamo di sport e prestazioni di alto livello.

Il corpo può produrre il glucosio necessario (energia) anche a partire dal grasso, attraverso la produzione di corpi chetonici. La chetogenesi è un sistema fondamentale per la produzione di glucosio, che ha accompagnato l’Homo Sapiens per oltre 200 mila anni di evoluzione, tempi in cui le calorie e soprattutto i carboidrati scarseggiavano. Attingevamo infatti dai grassi di riserva, immagazzinati da processi risparmiatori innescati dai nostri geni [1,2].

Per questo non esistono carboidrati essenziali, a differenza degli aminoacidi e grassi, perché il nostro corpo è in grado di autoprodurli. Tuttavia, come tutti ben sanno, questi sistemi di produzione del glucosio a partire dagli aminoacidi e dai corpi chetonici sono processi poco efficienti quando si parla di sport professionistico e prestazioni che vanno fuori dai limiti umani, come sollevare 500 kili o correre per 4000 chilometri.

Tornando al rapporto tra proteine e energia, nessuno consiglia di introdurre quantità elevate di proteine sia animali che vegetali prima di una prestazione sportiva (che può essere una partita di calcio, una maratona o una corsa in bici) dato il loro tempo di digestione e di svuotamento gastrico prolungato rispetto ai carboidrati.

Infatti, il medico sportivo intervistato nel film dice testualmente che un consumo elevato di proteine IMMEDIATEMENTE prima dell’attività fisica può compromettere la prestazione. Ingerendo un pasto sostanzioso che comprende anche elevate quantità di proteine (soprattutto dell’aminoacido leucina) subito prima un allenamento o prestazione (ad esempio riso con pollo oppure pasta, fagioli e lenticchie per i vegani), l’ormone insulina si alza, la sintesi proteica viene accelerata, adrenalina, noradrenalina e ormoni catabolici come il cortisolo crollano e il corpo capisce così che è ora di recuperare e di starsene a riposo. La prestazione ne risente negativamente. Anche la produzione endogena di testosterone ne risente negativamente.

Provate ad allenarvi subito dopo aver fatto un pasto completo, con il sangue convogliato nell’intestino per la digestione. Fateci sapere come è andata.

Quindi che cosa volevano comunicarci gli autori? Hanno maneggiato con cura dei concetti fisiologici ben noti a tutti gli esperti del settore per confondere e manipolare ancora una volta uno spettatore disattento, non formato in materia e magari sull’orlo di fare il passo verso una dieta vegana.

#3: TUTTE LE PROTEINE PROVENGONO DAI VEGETALI E GLI ANIMALI SONO SOLO UN MEZZO

Sempre nella prima metà del film gli autori introducono un concetto assai bizzarro ovvero che tutte le proteine provengono dai vegetali. Gli animali che mangiamo sono soltanto un mezzo attraverso il quale possiamo ottenere le proteine e le vitamine necessarie al nostro organismo. Di conseguenza, mangiando solo vegetali, anche noi possiamo sintetizzare le nostre preziose proteine tissutali, i neurotrasmettitori, gli ormoni e gli enzimi necessari alla nostra sopravvivenza.

Seguendo questo ragionamento possiamo dire, per rigore di logica, che tutte le proteine contenute nelle piante provengono da sole, terra e acqua. Quindi dovremmo metterci al sole, mangiare terra e bere acqua sporca per produrre le nostre proteine?

In queste affermazioni pericolose e disinformative viene tralasciato un semplice concetto fondamentale: siamo Sapiens. Uomini e donne hanno un DNA ben preciso che ci conferisce l’etichetta di Homo Sapiens, non di ruminanti erbivori come bovini, ovini e caprini.

I ruminanti possono trasformare quei pochi aminoacidi presenti nell’erba in centinaia di chili di muscoli perché sono dotati di un sistema digestivo poligastrico molto complesso. Al tempo stesso, lo scarso profilo nutrizionale dell’erba li costringe a stare col muso chino tutto il giorno a mangiare.

Poi ci sono animali che mangiano direttamente altri animali per sopperire al loro fabbisogno nutrizionale e sopravvivere: tra questi c’è anche l’uomo.

Non è un caso se abbiamo bisogno di acidi grassi, aminoacidi, vitamine e minerali essenziali molti dei quali presenti solo nei cibi di origine animale. Non è una coincidenza che abbiamo una cistifellea molto potente (assente nei ruminanti) che produce succhi biliari per emulsionare i grassi.

L’uomo e i suoi progenitori mangiano alimenti vegetali ma anche carne da oltre 2 milioni di anni. E fino a qualche decennio fa, nessuno al mondo è mai stato vegano. Mangiavamo quello che si trovava in natura, sia alimenti vegetali che animali con percentuale che variava a seconda delle stagioni, aree geografiche, latitudini e nicchie ecologiche. Queste modalità di nutrizione, attraverso i meccanismi dell’epigenetica hanno selezionato i nostri geni nel corso dei milioni di anni per mangiare e assimilare anche carne.

#4: LA VITAMINA B12 VIENE PRODOTTA DA DETERMINATI BATTERI QUINDI NON E’ NECESSARIO MANGIARE CARNE PER ASSUMERLA

Secondo gli autori, non solo gli animali fungerebbero da intermediari per il fabbisogno proteico, ma anche per il fabbisogno di vitamine tra cui l’essenziale B12. Pur di non ammettere l’innaturalità di una dieta che prevede di dover assumere integratori, i sostenitori della dieta vegana hanno diffuso molte inesattezze riguardo questa vitamina, sostenendo addirittura che sia inutile integrarla, perché prodotta dai batteri presenti nella bocca o nell’intestino dell’uomo, oppure che basti mangiare frutta e verdura sporca di terra.

Tuttavia, è vero che nell’intestino umano esistono batteri che sintetizzano cobalamina, ma sono situati in zone dove l’assorbimento di quest’ultima è molto scarso e quindi avviene in quantità insufficienti a coprire le esigenze del nostro organismo [3].

Un altro mito molto diffuso nel mondo vegan è che la carne non conterrebbe naturalmente vitamina B12. Questa vitamina verrebbe aggiunta come integrazione nei mangimi animali, insinuando che anche chi segue una dieta “onnivora” assumerebbe indirettamente questa vitamina sotto forma di integratori, proprio come i vegani. Non è vero!

Non c’è assolutamente bisogno di integrare i mangimi con vitamina B12 e con tutte le altre vitamine del gruppo B [4], in quanto la sintesi batterica che avviene nel complesso sistema digestivo dei ruminanti ne permette lo sviluppo nel rumine (uno dei 4 stomaci) in grandi quantità.

Eccellenti fonti di vitamina B12 sono gli alimenti di origine bovina. In confronto, i prodotti lattiero-caseari hanno quantità di vitamina molto più basse. Nel latte bovino, la concentrazione di B12 è stabile per quanto riguarda la razza, l’alimentazione, la stagione e lo stadio di lattazione, ma nella carne dei ruminanti, la quantità di B12 può variare in base all’alimentazione e all’allevamento dell’animale, nonché al taglio di carne scelto e alla sua preparazione. La lavorazione degli alimenti per ruminanti, compreso il trattamento termico, di solito riduce la concentrazione di vitamina B12 [5]. Altre ottime fonti sono il pesce e i molluschi.

Dalle concentrazioni minori di vitamina B12 a causa dei trattamenti dei mangimi animali, nasce la storia che anche i bovini ricevono integratori di vitamina B12. Quindi perché uccidere gli animali quando possiamo usare anche noi gli integratori?

Ricordiamo il concetto che un bovino deve mangiare erba, non soia, mais, grano o altri mangimi che vengono fortificati con vitamine. Il bovino sviluppa carenze nutrizionali quando viene allevato negli allevamenti intensivi a suon di cereali perché quello NON è il cibo che madre natura ha destinato per lui. Stesso discorso per l’uomo: un’alimentazione vegana non è una dieta specie-specifica per l’uomo e quindi sviluppiamo carenze nutrizionali.

Gli allevamenti intensivi vanno messi al più presto fuori legge, su questo siamo d’accordo con gli autori. I bovini vanno nutriti ad erba, o almeno prevalentemente ad erba, secondo leggi che prevedano allevamenti rispettosi sia per gli animali, che per la natura e per il consumatore.

Fatto sta, che vegetariani e soprattutto vegani che non integrano tale vitamina presentano carenze più o meno gravi di B12 rispetto agli onnivori, sebbene anche questi ultimi possono svilupparne la carenza. Ne parleremo in seguito.

#5: L’UOMO E’ ANATOMICAMENTE FATTO PER CONSUMARE SOLO ALIMENTI VEGETALI

Purtroppo gira ancora questa storia dell’uomo che sarebbe più adatto a consumare esclusivamente cibi vegetali. Nel film si parla brevemente di questo fatto. La struttura dei denti, la lunghezza dell’intestino, il senso di disgusto nel vedere il sangue e tutte queste altre credenze vegane. Facciamo chiarezza una volta per tutte. Anatomicamente e fisiologicamente parlando, abbiamo molto più in comune con un cane che con un animale erbivoro ruminante come una capra. Questi sono i fatti riportati nella tabella seguente, poi traete voi le vostre conclusioni. Tabelle tradotta da Walter L. Voegtlin. The Stone Age Diet [6].

  UOMO CANE CAPRA
Dentatura      
Incisivi Entrambe le mandibole Entrambe le mandibole Solo mandibola inferiore
Molari Con cuspidi Con cuspidi Piatti
Canini Piccoli Grandi Assenti
Mandibola      
Movimento Verticale Verticale Rotatorio
Funzione Strappo-Schiacciamento Strappo-Schiacciamento Triturazione
Masticazione Non vitale Non vitale Funzione vitale
Ruminazione Assente Assente Funzione vitale
Stomaco      
Capacità 2,2 litri 2,2 litri 38 litri
Tempo di svuotamento 3 ore 3 ore Mai vuoto
Riposo interdigestivo Si Si No
Batteri presenti No No Si-Vitale
Protozoi presenti No No Si-vitale
Acidità gastrica Forte Forte Debole
Digestione cellulosa No No 70%-Vitale
Attività digestiva Debole Debole Vitale
Assorbimento cibo No No Vitale
Cistifellea      
Grandezza Ben sviluppata Ben sviluppata Spesso assente
Funzione Forte Forte Debole o assente
Attività digestiva      
Dal pancreas Esclusivamente Esclusivamente Parziale
Dai batteri Nessuna Nessuna Parziale
Dai protozoi Nessuna Nessuna Parziale
Efficienza digestiva 100% 100% 50% o meno
Colon e cieco      
Grandezza colon  Corto/Piccolo  Corto/Piccolo Lungo/Voluminoso
Grandezza cieco  Minuto Minuto Lungo/Voluminoso
Funzione del cieco Nessuno Nessuno  Funzione Vitale
Appendice  Vestigiale Assente Cieco
Retto  Piccolo Piccolo Voluminoso
Attività digestiva Nessuna Nessuna Funzione vitale
Digestione cellulosa Nessuna Nessuna 30%-vitale
Flora batterica Putrefattiva Putrefattiva Fermentativa
Cibo assorbito Nessuna Nessuna 30%-vitale
Volume delle feci Piccolo Piccolo Voluminoso
Cibo intero nelle feci Raro Raro Grandi quantità
Abitudini alimentari      
Frequenza Intermittente Intermittente Continuo
Sopravvivenza senza      
Stomaco Possibile Possibile Impossibile
Colon e cieco Possibile Possibile Impossibile
Microorganismi Possibile Possibile Impossibile
Cibi vegetali Possibile Possibile Impossibile
Cibi animali Impossibile Impossibile Possibile
Rapporto tra lunghezza corporea e      
Intero tratto digestivo 1:5 1:7 1:27
Piccolo intestino 1:4 1:6 1:25

 

#6: GLADIATORI E PLANT BASED DIET

Arriviamo al punto in cui si parla dei gladiatori, questi atleti fortissimi che ricevevano le migliori cure mediche, allenamenti e il cibo migliore per combattere contro altri gladiatori o animali feroci. Purtroppo era l’intrattenimento del tempo: i nostri primitivi antenati che si divertivano vedendo gente sbranata dai leoni, uccisioni brutali e mutilazioni.

Nel film viene citato uno studio dove vengono analizzati diversi scheletri appartenenti a 21 gladiatori e altri 13 appartenenti a gente comune, ritrovati nel sito turco di Efeso. Attraverso alcune analisi e dal rapporto stronzio/calcio, i ricercatori hanno concluso che le persone in questo sito consumavano una dieta a base vegetale [8].

Nel film possiamo ascoltare testuali parole: “I gladiatori erano prevalentemente vegetariani”. Non vegani.

Tuttavia, il metodo del rapporto stronzio/calcio (Sr/Ca) nelle ossa per la ricostruzione della dieta, presenta due problemi:

1) L’approccio dietetico del rapporto Sr/Ca vegetali/carne ha sperimentato una correzione importante da Burton e Wright [9]. Essi hanno dimostrato che i rapporti Sr/Ca nelle ossa riflettono il rapporto Sr/Ca dell’alimento che fornisce più Ca (vegetali) piuttosto che l’intero rapporto vegetali/carne in una dieta [9].

2) Un secondo grande svantaggio per lo studio degli oligoelementi è derivato dal fatto che le ossa sepolte nel terreno subiscono alterazioni diagenetiche [9] (cambiamento chimico-fisico subito da un sedimento dopo la sua deposizione iniziale e durante e dopo la sua trasformazione in roccia coerente). Molti tentativi sono stati fatti per identificare e quantificare le alterazioni diagenetiche del rapporto Sr/Ca-ratio con l’obiettivo di ricostruire il rapporto Sr/Ca-ratio originale [9]. A causa della complessità e della variabilità dei processi del suolo, questo sembra finora impossibile. Pertanto, negli ultimi anni l’attenzione scientifica si è spostata dagli oligoelementi agli isotopi stabili per la ricostruzione della dieta. Tuttavia, solo pochi studi combinati su oligoelementi e isotopi stabili sono disponibili.

Nonostante questi limiti del metodo Sr/Ca nel determinare un tipo di alimentazione, vogliamo fare meno i pignoli e ipotizzare che tale metodo sia preciso e affidabile al 100%. Quello che esce fuori dallo studio citato nel film è che quei 20 gladiatori del sito di Efeso si nutrivano prevalentemente di alimenti vegetali. Una plant based diet quindi, ma ben lontana da una dieta vegana. Ve lo immaginate se la gente dell’epoca, che si divertiva vedendo altri uomini massacrarsi a vicenda o venir sbranati da leoni, avesse avuto a cuore i diritti degli animali, o si fosse preoccupata per la propria salute e per il riscaldamento globale?

Il veganesimo non esisteva a quell’epoca come scelta consapevole. Non erano garantiti neanche i diritti umani (in alcune parti del mondo non sono garantiti tutt’oggi), figuriamoci se i nostri avi si fossero preoccupati dei diritti di mucche, capre e pesci.

Inoltre, se le analisi fossero corrette, quei 20 gladiatori turchi si nutrivano a base vegetale, non tutte le decine di migliaia di gladiatori che combatterono durante quell’epoca. Infatti, nel campione di ossa analizzate nel sito di Efeso comparivano 2 outliers (campioni con risultati Sr/Ca e isotopi radiattivi ben diversi), ovvero una femmina del luogo di sepoltura dei gladiatori e un gladiatore. Gli autori dello studio suggeriscono che probabilmente questi due individui migrarono da un’altra regione geografica o seguivano una dieta diversa [8]. Ovviamente, tutto questo è stato omesso nel film perché non avrebbe rispettato l’ideologia vegana degli autori.

Non solo l’analisi del rapporto Sr/Ca ma anche quella degli isotopi radioattivi del carbonio presenta delle perplessità. I campioni di ossa sia dei gladiatori che dei non-gladiatori mostravano elevati valori di isotopi di carbonio C3, stando a significare un probabile consumo di alimenti vegetali. Tuttavia, alcuni individui mostrano valori δ13C più positivi. La causa più probabile è un aumento del consumo di piante C4 come il miglio. Il miglio era un’importante coltura nutrizionale in Eurasia ma secondo la letteratura antica veniva usato più per nutrire il bestiame che destinato al consumo umano [10].

Di conseguenza, (ragionamento degli stessi autori dello studio citato nel film) gli elevati valori dell’isotopo di carbonio δ13C riscontrato in alcuni campioni ossei potrebbe derivare dal consumo di carne bovina allevata con miglio [8]. Ancora una volta, tutto omesso in “the game changers”.

Inoltre, l’elevata densità ossea dei gladiatori era data soprattutto dall’intensa attività fisica, svolta con sovraccarichi rappresentati da armi e corazze, supportata da un’alimentazione che al tempo non prevedeva cibi altamente processati, zuccheri, farine raffinate, interferenti ormonali e molto altro. E non era una dieta vegana! La dieta da sola, senza uno stimolo allenante, non permette di far crescere massa muscolare e ossea a certi livelli.

Tuttavia, è vero che i gladiatori mangiavano anche molti cereali e legumi. Cereali e legumi hanno da sempre rappresentato il cibo degli schiavi e della plebe perché economico rispetto alla carne.

E il motivo principale per il quale i gladiatori mangiavano anche molti cereali e legumi non era di certo quello di promuovere la salute bensì quello di farli ingrassare per resistere meglio a tagli da lama e ferite, in modo tale da rendere gli spettacoli più duraturi.

Toglietevi dalla testa le immagini di Russell Crow nel film “Il Gladiatore”. Quello è Hollywood. I gladiatori veri erano alquanto grassocci, tutt’altro che bodybuilders al 5% di grasso corporeo come ve li immaginate.

In conclusione, i gladiatori erano schiavi, prigionieri di guerra o condannati con un’aspettativa di vita di massimo 2 anni. I gladiatori non possono essere presi in nessun modo come modello per sviluppare raccomandazioni alimentari per la salute pubblica.

E anche se quei 20 gladiatori avessero consumato una dieta prevalentemente a base vegetale, vi poniamo questa domanda: sarebbero stati quei pochi mesi di dieta (prima di morire in arena) responsabili del miglioramento del loro atletismo e composizione corporea (rispetto alla gente comune), o i 20-25 anni precedenti di dieta “onnivora”?

#7: ATLETI PROFESSIONISTI, DIETA A BASE VEGETALE/VEGANA E DOPING

Piuttosto che persone comuni o sportivi amatori, nel film vengono presi come esempio atleti professionisti che competono ad alti livelli seguendo una dieta a base vegetale. Abbiamo i giocatori di football della NFL, una ciclista su pista, un sollevatore di pesi olimpico, uno strongman detentore di diversi record, un atleta di MMA.

Purtroppo, il mondo dello sport professionistico implica un fattore determinante che cambia tutte le regole del gioco: il doping. I farmaci dopanti sono largamente usati in questo settore e nonostante ogni tanto ne beccano qualcuno positivo al test, tale pratica continua indisturbata dagli anni ‘50.

Il problema è che ci sono tanti interessi in ballo e il pubblico vuole essere intrattenute con prestazioni sovraumane. Il mondo del fitness, del bodybuilding e dello sport professionistico tira un sacco di soldi e il fattore doping è inestricabile.

La lotta al doping? Una buffonata. Ti fanno vedere che ogni tanto ne beccano qualcuno positivo, come per dire: guarda che noi controlliamo, siamo presenti. Tuttavia è solo un contentino per dare l’illusione che questo mondo sia pulito e tutti siano dei fenomeni naturali. Il doping è sempre un passo avanti all’antidoping, ricordatelo sempre.

Che c’entra il doping con la dieta a base vegetale? Prendiamo ad esempio l’ormone testosterone. Tale ormone viene prodotto naturalmente dal nostro corpo usando substrati come colesterolo. Una dieta vegana che apporta 0 mg di colesterolo e 0 grassi saturi animali, anch’essi associati con un’elevata produzione endogena di testosterone, non può in nessun modo permettere una manipolazione ormonale endogena, fondamentale in atleti natural (specialmente sopra i 30-40 anni di età).

Pensate davvero che possano esistere atleti professionisti vegani non supportati farmacologicamente?

Tuttavia, gli atleti professionisti (soprattutto quelli che fanno uso di farmaci dopanti), sono strettamente sotto controllo medico, hanno un nutrizionista che li segue e li riempie di integratori alimentari per far fronte alle inevitabili carenze della dieta vegana, o una dieta a base vegetale.

Per i comuni mortali e i loro metodi fai da te basati su qualche video che hanno visto su youtube, questi regimi alimentari possono portare a gravi danni sul lungo termine, molti dei quali irreversibili. Nel web e nel mondo dei social è pieno di gente che ha compromesso la propria salute protraendo per anni una dieta vegana. Alcuni esempi sono quelli di Lierre Keith, della quale consigliamo di leggere il libro “The Vegetarian Myth”, la famosa youtuber e influencer Yovana Mendoza e molti altri. I social sono un cimitero di relitti umani ex-vegani.

#8: DIETE VEGANE E SPORT DI FORZA

Discorso analogo, collegabile al punto precedente, è il rapporto tra dieta vegana e sport di forza. La carne è sempre stata vista come sinonimo di virilità e forza. Di conseguenza, gli autori del film vogliono smontare tale credenza portando esempi di 2 atleti vegani come un powerlifter jamaicano e lo strongman Patrik Baboumian. Innanzitutto, vi inviterei a vedere il “full day of eating” di Patrik, ovvero un video che potete trovare su Youtube nel quale l’atleta ci fa vedere cosa mangia in un giorno, compresa l’integrazione alimentare.

Oltre 5000 calorie, 8 pasti giornalieri, oltre 400 gr di proteine di cui ben 250 gr provenienti da proteine in polvere vegane (che hanno comunque tutto lo spettro aminoacidico completo). Parlando di proteine, per fortuna che non servivano per la forza vero? Per chi usa proteine in polvere, sa benissimo che 250 gr giornalieri di proteine (equivalenti a circa 280-300 gr di prodotto) equivale a un barattolo da 1 kilo ogni 3-4 giorni, 8-10 kili mensili. Insostenibile se non si è sponsorizzati da un’azienda che vende proteine in polvere vegane.

Vogliamo parlare degli integratori che Patrik assume? Magnesio, zinco, glucosammina, calcio, multivitaminico, ferro, vitamina b12, omega 3 EPA/DHA, creatina, aminoacidi ramificati, beta alanina, proteine in polvere sono gli integratori che Patrik prende su base giornaliera.

Veramente un paradosso, uno tra i tanti della filosofia vegana: si parla tanto di eco sostenibilità e poi vengono portati come esempio gente che mangia per quattro e spende centinaia di dollari al mese per proteine in polvere e altri integratori?

Tuttavia Patrik è veramente forte ma ci sono moltissimi strongman onnivori più forti (a parità di doping) che mangiano kili di carne e dozzine di uova al giorno. Eddie Hall che ha sollevato 500 kg di deadlift, “Thor“ Björnsson, Brian Shaw e moltissimi altri sono un esempio. E questi che facciamo non li citiamo? Patrik non è lontanamente paragonabile a loro. Il cherry picking continua…

Ebbene sì, abbiamo detto a parità di doping. Pensate per caso che Patrik, ex competitor di bodybuilding IFBB, sia da sempre un atleta naturale? Chi compete nell’IFBB è scontato che faccia uso di steroidi anabolizzanti e non solo. Credete che gli strongman siano così forti solo perché mangiano tanto e si allenano con impegno e dedizione? Anche, ma c’è di mezzo sempre il doping. Pensate che il powerlifting olimpico sia pulito? C’è il doping anche tra le olimpiadi.

Gli steroidi anabolizzanti sono principalmente dei derivati sintetici dell’ormone androgeno testosterone, che moltissimi sportivi professionisti e olimpici usano per migliorare le proprie prestazioni. E non esiste il testosterone di derivazione vegetale.

Patrik Baboumian è sicuramente un personaggio molto carismatico, diventato famoso grazie a motti come “Real strenght needs no victims” o “Vegan Badass” e a tanti creduloni. Non fatevi prendere in giro.

#9: INTEGRAZIONE ALIMENTARE

Una dieta vegana, se non volete che la vostra salute sia danneggiata irreversibilmente, implica una massiccia integrazione alimentare. Avete visto quanti integratori prende Patrik? 250 grammi di proteine in polvere al giorno!

Perché? Assumere abbastanza proteine con una dieta vegana è impossibile senza ingurgitare insieme enormi quantità o di acidi grassi o di carboidrati.

Infatti, le fonti proteiche vegane per eccellenza sono i legumi e la frutta a guscio, che oltre a proteine hanno una quantità doppia o tripla in grassi e/o carboidrati. Prendiamo come esempio le mandorle, che hanno su 100 grammi ben 21 gr di proteine (tuttavia dal profilo amino-acidico incompleto). Ma questi 21 grammi di proteine sono accompagnati da 50 grammi di grassi, 12 grammi di fibre e 22 grammi di carboidrati.

Già dover assumere al giorno 80 grammi di proteine dalle mandorle significherebbe anche ingurgitare 200 grammi di grasso, altri 80 di carboidrati e circa 50 grammi di fibra che insieme alle fibre di frutta e verdura ampliamente consumata in una dieta vegana devasterebbero il vostro intestino.

Le mandorle non vi piacciono? Va bene. Quindi prendiamo le lenticchie, che su 100 grammi di prodotto secco (tenetelo a bene mente) hanno ben 30 grammi di proteine. Addirittura più della carne! Peccato che insieme alle proteine ci sono anche 60 grammi di carboidrati di cui 30 grammi sono fibra alimentare e di questa la maggior parte è fibra insolubile. Ma c’è un problema, le lenticchie sono secche e vanno messe in ammollo e poi cotte. Assumere solo 90 grammi di proteine dalle lenticchie, significherebbe consumare 300 grammi di prodotto secco che cotto rappresenterebbe un volume di cibo assurdo, 180 grammi di carboidrati e ben 90 grammi di fibra. Sfido chiunque a mangiare 300 grammi di lenticchie secche e digerirle bene, senza dover stare una settimana in imbarazzo per la flatulenza.

Tutto questo, senza poi contare l’enorme carico antinutrizionale di lectine, acido fitico, glutine, saponine e moltissimi antinutrienti [11], che creano problemi intestinali come la sindrome dell’intestino permeabile che predispone l’organismo a sviluppare infiammazione cronica silente, ipercortisolemia e malattie autoimmuni come diabete di tipo 1, sclerosi multipla, psoriasi e tutte le malattie che hanno a che fare con una permeabilità intestinale [11-26].

Oltre a questi problemi non da poco, alcuni antinutrienti regolarmente presenti nei tipici cibi vegani come l’acido fitico o la tannina, competono con l’assorbimento di minerali e vitamine rendendole non biodisponibili.

Ad esempio i legumi contengono molto ferro ma è un tipo di ferro molto meno assorbibile (ferro non eme di bassa biodisponibilità) da quello contenuto nei cibi animali molto più assorbibile (ferro eme di alta biodisponibilità). Infatti, non è raro trovare vegani, soprattutto donne, carenti di ferro o addirittura anemiche.

Oltre a problemi di biodisponibilità di vitamine, minerali e di proteine, una dieta vegana apporta anche innumerevoli altre carenze, soprattutto a carico di vitamina B12, che va assolutamente integrata.

La carenza di B12 ha degli effetti devastanti sugli adulti come sulle donne incinta e neonati. Uno di questi è un pericoloso aumento dell’omocisteina che favorisce il rischio di problemi cardiovascolari, malattie neurodegenerative, infertilità e malattie ossee come l’osteoporosi [27].

Prima degli anni ‘50, periodo nel quale sono stati messi in commercio gli integratori a base di cianocobalamina (B12), una dieta vegana a lungo termine poteva essere mortale.

Oltre alla B12 ma anche ad altri micronutrienti come vitamina A, D, ferro eme, zinco, calcio, iodio, una dieta vegana apporta anche carenze importanti di aminoacidi e acidi grassi essenziali come creatina, taurina, carnitina omega 3 EPA/DHA.

Le famose fonti di omega 3 vegane, come i semi di lino, l’avocado, le noci contengono solo acido alfa linoleico (ALA).

Il problema è che questo acido grasso appartenente alla famiglia degli omega 3, per essere utilizzato e svolgere funzioni vitali, l’ALA deve essere convertito in EPA e DHA attraverso degli enzimi (elongasi e desaturasi) [29,29], ma questo processo è alquanto inefficiente. Infatti, l’efficienza di conversione da ALA a EPA varia tra lo 0,2% e il 21% e da ALA a DHA tra lo 0% e il 9% [30].

Con le carenze nutrizionali ci fermiamo qua, altrimenti bisognerebbe scrivere un intero libro riguardo questo tema. Se volete saperne di più vi suggeriamo un articolo del professor emerito Loren Cordain, “diete vegane e vegetariane: disastro nutrizionale” [27].

#10: PASSAGGIO A UNA VEGANA, VEGETARIANA O PLANT-BASED E BENEFICI SULLA SALUTE

Questo è forse il punto più importante delle critiche, che spero vi faccia aprire gli occhi su quanto questo film sia un atto estremo di manipolazione mediatica. Abbiamo visto molti documentari vegani e in tutti c’è una parte in cui si parla dei benefici sulla salute quando si passa a una dieta a base vegetale.

Ovviamente, prima di passare a una dieta vegana, si deve aver mangiato qualcos’altro, giusto? Prima di passare a una dieta vegana, per forza di cosa si deve aver fatto un’altra dieta, ci siete fino a qui? Bene, ma dobbiamo porci assolutamente questa domanda: che cosa mangiavano i soggetti prima di aderire a una dieta vegana?

In tutti i documentari di stampo vegano come The Game Changers, quando si arriva a parlare dei benefici sulla salute, vengono presi dei soggetti che fino al giorno prima consumavano la loro HabDiet (termine usato in letteratura scientifica per indicare la “Dieta Abituale”) e si sottopongono per un determinato tempo a una dieta a base vegetale (attenzione anche qui, si parla di plant-based diet, non dieta vegana).

Ma in cosa consiste la “Dieta Abituale”? La dieta abituale è la Western Diet, ovvero il regime alimentare famoso per aver fatto ingrassare e ammalare tutto il mondo.

La Western Diet è caratterizzata da almeno un 50% delle calorie proveniente dai carboidrati un 30% dai grassi e un 20% dalle proteine (di cui non tutte provengono da cibi di origine animale). Cibi altamente processati, oli vegetali raffinati (girasole, colza, arachidi), zuccheri aggiunti, cereali raffinati come pasta, pane, pizza, latticini, alcol, carni processate come insaccati, wurstel costituiscono le calorie della Western Diet.

In poche parole, cosa mangiavano i soggetti primi di essere sottoposti a un paio di settimane o mesi di dieta a base vegetale?

Colazione con una bella tazza di latte e cereali, biscotti, muesli, succo di frutta o magari cappuccino e cornetto (per gli americani pancakes con sciroppo d’acero, cheescake o altra immondizia). A pranzo si va sempre di fretta e si mangia un pezzo di pizza o un hamburger con patatine fritte e la sera un piatto di pasta o dei noodles pronti da scaldare al microonde, forse qualche verdura. Il tutto condito da bevande zuccherate (a base di sciroppo di glucosio ad alto contenuto di fruttosio), qualche bevanda alcolica, maionese, oli vegetali raffinati e altre porcherie industriali da sgranocchiare negli spuntini.

Ogni tanto si mangia anche un pezzo di carne ma nessuno mangia bistecche tre volte al giorno. La carne che viene consumata nella Western Diet è principalmente carne processata (salami, wurstel) che consiste in scarti di carne con aggiunta di additivi chimici per renderla appetibile.

Tuttavia la Western non è una dieta a base di carne bensì una dieta a base di carboidrati ad alto indice glicemico, zuccheri aggiunti e grassi provenienti da oli vegetali raffinati.

Quindi, tornando a noi, che fanno gli autori del film? Fanno la ramanzina a un gruppo di pompieri americani sulle malattie cardiovascolari, li sottopongono quindi a una dieta a base vegetale (non vegana) e magicamente i parametri ematici di colesterolo, trigliceridi e altri fattori di rischio per infarti e ictus migliorano notevolmente.

E di chi è la colpa se questi pompieri erano ipertesi e avevano le arterie intasate da placche aterosclerotiche? Della carne.

Come se questi avessero mangiato fino al giorno prima solo carne e prodotti di origine animale.

E la coca-cola? L’alcol? I pancakes con lo sciroppo d’acero? I biscotti? Dolciumi vari? La maionese e il pane degli hamburger? Le patatine fritte? La pizza? Le bevande zuccherate? I cibi processati a partire da alimenti vegetali? Tutti cibi quotidianamente presenti sulle tavole dei cittadini occidentali che secondo gli autori di questi film filo-vegani non hanno colpe. Ma davvero?

Tuttavia, una dieta a base vegetale non prevede tutti questi cibi elencati precedentemente ma solo cibi minimamente processati e organici (whole food per rimanere anglosassoni), il tutto condito da attività fisica, eliminazione di alcol e fumo e in generale uno stile di vita più sano di quello occidentale.

Tutte queste variabili vengono ovviamente omesse per giustificare la linea di pensiero degli autori e la colpa ricade sempre sulla carne, senza poi fare alcuna distinzione tra un wurstel e una bistecca di manzo allevato ad erba.

#11: NON TUTTI I CIBI DI ORIGINE ANIMALE SONO UGUALI

In tutti i film documentari di stampo vegano, come in The Game Changers, gli autori non fanno alcuna distinzione tra la natura delle proteine animali, facendo di tutta un’erba un fascio e additandole come dannose per la salute. Nonostante questo, c’è un’abissale differenza tra proteine della carne, del pesce, delle uova e dei latticini.

Si parla tanto di mali come tumori e malattie cardiovascolari e uno dei miti vegani, è il libro “The China Study” di Colin Campbell. Con Colin Campbell e il suo best seller (successivamente smentito dallo stesso autore) viene messo in evidenza il legame tra consumo di proteine animali e tumori.

Ma che tipo di proteine animali? Della caseina, proteina contenuta nel latte e nei latticini. Infatti, molti altri studi evidenziano il rapporto tra le proteine contenute nel latte e lo sviluppo di diversi tipi di tumore [31].

IL LATTE PROGRAMMA ALLA VITA FUTURA L’ORGANISMO DEI MAMMIFERI e l’uomo deve bere solo latte materno nel primissimo periodo post natale, per promuovere un ottimo stato di salute futura e diminuire il rischio di sviluppare malattie cronico degenerative [31].

Infatti, IL LATTE MATERNO PROGRAMMA IL CUCCIOLO DI UOMO mentre IL LATTE VACCINO PROGRAMMA IL VITELLO. Il macchinario epigenetico del latte durante la vita postnatale è di fondamentale importanza per la programmazione metabolica per TUTTA la vita. Il persistente abuso della segnalazione epigenetica del latte attraverso il consumo continuo di latte vaccino pastorizzato aumenta il rischio di sviluppare le “malattie della civiltà” [31].

Il latte e le sue proteine non sono un alimento consono al DNA umano ma la carne e il pesce sì. Per oltre 2,5 milioni di anni, le varie specie Homo hanno mangiato carne. E per carne si intende selvaggina o carne allevata secondo natura, quindi ad erba. Moltissimi studi sottolineano l’importanza di uova, pesce e carne rossa durante tutte le fasi della vita, soprattutto in gravidanza e allattamento.

Nessuno è mai diventato obeso mangiando carne, o morto d’infarto. Poi se alla carne ci aggiungete la pasta, il pane, la pizza, le salse, il vino rosso e tutte le altre schifezze processate allora è un altro discorso. Ma non è colpa della carne.

Inoltre ci sono i metodi di cottura. Gli americani grigliano o friggono qualsiasi cosa che mangiano. Le cotture ad alte temperature possono sprigionare sostanze potenzialmente rischiose per la salute mentre i metodi di cottura a basse temperature, come lessare o cuocere al vapore, no.

Poi c’è il discorso della carne proveniente da allevamenti intensivi e quella proveniente da animali liberi di pascolare e mangiare il proprio cibo specie-specifico ovvero l’erba. Nella stragrande maggioranza degli studi sulla carne, viene fatta consumare carne allevate a cereali. La soia, il mais e il grano non sono cibo per bovini e il risultato è una carne ricca in acidi grassi pro-infiammatori omega-6 (di cui i cereali ne sono ricchi), che insieme agli oli vegetali, ai cereali nella dieta umana e al cibo spazzatura contribuisce a gettare benzina sul fuoco dell’infiammazione cronica silente, presupposto necessario per sviluppare una svariata gamma di malattie cronico degenerative.

#12: L’ESPERIMENTO DELLE PROVETTE

Molto suggestivo per il grande pubblico (che non ha nessun background formativo in fisiologia della nutrizione) ma ridicolo per chi di fisiologia della nutrizione qualcosa ci capisce. Nel film viene mostrato un test effettuato su tre giovani ragazzi universitari, giocatori di football dei Miami Dolphins.

Il test prevede una colazione a base di burrito ricco di proteine. Due di questi burrito hanno fonti di proteine e grassi di origine animale. Uno è di manzo e l’altro di pollo. Il terzo è un burrito a base vegetale contenente fagioli, e ha proteine e grassi di origine vegetale. Il giorno dopo viene dato a tutti un burrito ai fagioli, per vedere gli effetti di diverse fonti di grassi e proteine sulla stessa persona.

Due ore dopo ogni pasto, ai giocatori è stato prelevato del sangue e messo in una centrifuga che separa i globuli rossi dal plasma.

Se il plasma è trasparente, non ci sono tanti grassi in circolo nel sangue. Se è “sporco” invece, è colpa dei grassi e delle proteine animali che circolano e che con il tempo vanno ad ostruire le arterie. Ci viene già da ridere…ma proviamo a rimanere seri per spiegarvi come funzionano veramente le cose.

Il sangue “sporco” come asseriscono gli autori è in realtà sangue ricco di preziosi nutrienti (acidi grassi, aminoacidi essenziali, nonché vitamine e minerali) che verranno successivamente stipati nelle cellule attraverso i normali processi fisiologici. Come abbiamo già spiegato nel punto #2, un pasto completo ricco di proteine (come il burrito con carne) ha bisogno di più tempo per essere digerito e immagazzinato attraverso l’attivazione dei processi riparativi e di recupero del nostro organismo. Ormoni altamente anabolici come l’insulina si alzano, mentre ormoni catabolici come cortisolo e adrenalina si abbassano gettando l’organismo in una situazione di recupero psico-fisico (cosa dimenticata dagli sportivi professionisti perennemente sovra-allenati).

Il burrito vegano attiva gli stessi processi del burrito con carne, ma lo fa semplicemente in tempo minore. Di conseguenza, al momento del prelievo del sangue dopo due ore dal pasto, il burrito vegano (un pasto con carico e indice glicemico largamente superiore a quello con carne) sarà stato già quasi completamente immagazzinato perché lo zucchero viene assorbito molto più velocemente rispetto a grassi e proteine.

Quindi, un pasto completo altissimo in carboidrati piuttosto che uno in percentuale minore di carboidrati rispetto a grassi e proteine, viene assorbito più velocemente e stipato nei muscoli sotto forma di glicogeno muscolare. Le proteine richiedono più tempo, non c’è niente di nuovo da sapere e gli autori continuano a manipolare la realtà per difendere le proprie ideologie.

Ma ancora più pericoloso è manipolativo è che questo esperimento è stato condotto su tre giocatori di football americano, tre atleti per intenderci. Attraverso l’enorme mole di attività fisica (allenamenti di svariate ore e spesso doppie sedute giornaliere), il corpo di un’atleta riesce a tollerare abbastanza bene le ingenti quantità di zuccheri di una dieta vegana. Infatti, l’attività fisica prolungata e intensa svuota continuamente muscoli e fegato di glicogeno che verrà rimpiazzato tramite la dieta, contribuendo a ridurre i rischi dell’iperglicemia.

Ma che succede se un sedentario (una persona che fa qualche oretta a settimana di attività fisica blanda) consuma un pasto alto in carboidrati (come il burrito vegano)?

Lo zucchero inizia a riversarsi nel circolo ematico dopo la rapida digestione.

Dal momento che i muscoli del sedentario, non stimolati dall’attività fisica, non sono sensibili ad assorbire glucosio attraverso proteine trans-membrana come il GLUT-4, tutto quello zucchero rimane nel sangue.

Il pancreas rileva la situazione di pericolo e inizia a produrre insulina per succhiare via lo zucchero dal sangue che provocherebbe danni irreparabili.

Questo meccanismo di fisiologico-protettivo innescato dall’iperglicemia che conduce all’iperproduzione di insulina, conseguente ipoglicemia, iperglicemia compensatoria e iper-cortisolemia, porta nel tempo a sviluppare una svariata gamma di patologie tra cui il diabete alimentare [32].

Infatti siamo curiosi di sapere a quanto ammontava la glicemia nelle provetta dopo il burrito vegano, ma non lo sapremo mai. Tutto omesso ad arte dagli autori di The Game Changers. Così stanno le cose e state tranquilli che dalle leggi della biologia e fisiologia umana non si scappa.

Infine, riguardo il bizzarro “esperimento” sulle erezioni notturne. Un pasto completo con carne richiede molto tempo per essere digerito, lo abbiamo già spiegato nel punto #2. Durante questo processo il corpo va in modalità recupero, situazione innescata da grandi quantità dell’aminoacido leucina (presente in alimenti proteici) e l’insulina.

Leucina e insulina attivano il complesso di geni denominato MTOR, che attiva una cascata di processi fisiologici volta al recupero. Pasti completi con grandi quantità di proteine, tendono a far abbassare temporaneamente i livelli di testosterone.

Con la pancia piena, il sangue e l’energia convogliati verso l’apparato digerente per i processi digestivi, la libido cala e potrebbe essere più difficile avere una buona erezione e rapporti sessuali.

Tuttavia non dovete spaventarvi perché questo è un processo temporaneo e assolutamente necessario e normale nel rispetto dei ritmi ormonali circadiani. Durante la notte infatti avvengono i processi riparativi, l’ormone della crescita raggiunge il suo picco, la melatonina sale, il cortisolo scende e il testosterone ha il suo picco circadiano la mattina presto.

Mangiate sereni le vostre proteine prima di andare a dormire, soprattutto se siete degli sportivi e ottimizzerete il vostro recupero sia psichico che muscolare. La notte si dorme…

#13: ARNOLD SCHWARZENEGGER VEGANO? PARLIAMONE…

Concludiamo qui la recensione e grazie per la pazienza se sei arrivato fino alla fine. Dedicheremo poco tempo a questo punto perchè non ne vale la pena di parlare di quello che a tutti risulta evidente. Arriviamo alla figura carismatica di Arnold.

Una vita di opportunismo, prima con l’amicizia con John Weider poi con il matrimonio con Maria Shriver, nipote dell’ex presidente John Fitzgerald Kennedy. Ora Arnold Schwarzennegger ha visto nel movimento vegan un’altra opportunità.

Lui che tramite la sua carriera di culturista, a suon di Dianabol, GH e tonnellate di carne, è diventato famoso in tutto il mondo, ora è un esponente del movimento vegan, acclamato e stimato da tutti i suoi fedeli in cerca di qualcosa in cui credere.

Arnold ha mangiato per 70 anni carne, tanta carne e ora dice di fare un “meatless monday”, un lunedì senza carne e tutti lo elogiano, incoronandolo esponente del movimento vegan. Arnold non è vegano, non lo è mai stato e mai lo sarà. Ci dispiace deludervi.

Arnold esponente del movimento vegano? Fa già ridere cosi, un controsenso totale come lo è la filosofia vegana. Non vogliamo aggiungere altro.

The Game Changers è un film spazzatura, una scienza disonesta e manipolativa. In questo film di vede il tentativo di una nuova grande lobby di prodotti e integratori alimentare che vuole prendersi la sua bella fetta di mercato. E lo vuole fare manipolando dati scientifici, parlando di benefici per la salute, per il clima, per l’ecologia e salvaguardia dell’ambiente, dell’amore per la natura e per gli animali.

Tutti buoni propositi, peccato che è tutto falso. E ricordatevi che una dieta a base vegetale non è una dieta vegana.

Evoplus – Lifestyle Revolution

REFERENZE

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