GENI O STILE DI VITA?

Se per la peste e le altre malattie infettive il fattore di rischio principale è trovarsi sfortunatamente a contatto con un determinato virus o batterio, per le malattie non trasmissibili (MNT) i fattori di rischio risiedono principalmente nel mondo che abbiamo creato, nei comfort della società contemporanea e soprattutto nello stile di vita che conduciamo. Fortunatamente, se ci troviamo nella stessa stanza con un soggetto diabetico, quest’ultimo non potrà contagiarmi di diabete con un colpo di tosse, o in nessun altro modo.

Tuttavia, lo stile di vita non è l’unico fattore che ci pone a rischio di contrarre le MNT. Quante volte abbiamo sentito il medico di base rispondere alle nostre domande con la frase “è un problema di costituzione”, “sei fatto cosi” oppure “è la genetica”? Questi famosi aforismi, in pratica, dicono che i tuoi geni fanno schifo ed è per questo che sei malato. In parte è vero. Oltre allo stile di vita c’è anche una componete genetica che può influenzare lo sviluppo delle MNT. Tuttavia, questo non è un fattore determinante come vedremo in seguito.

La maggior parte delle malattie coinvolge molti geni in interazioni complesse, oltre alle interazioni con le influenze ambientali.

Un individuo può nascere senza una determinata malattia, ma può essere ad alto rischio di contrarla. Questo è chiamato predisposizione genetica o suscettibilità.

La suscettibilità genetica a una particolare malattia è dovuta alla presenza di una o più mutazioni geniche e/o di una combinazione di alleli che non deve necessariamente essere anormale. È stato ampliamento dimostrato che lo stile di vita influisce in maniera decisiva nell’accendere o tenere spenti questi geni. Nonostante tutti abbiamo dei geni più o meno suscettibili a sviluppare una determinata MNT (come il diabete di tipo 2 ad esempio), un corretto stile di vita li terrà spenti evitando quindi lo sviluppo della patologia.

Facciamo un esempio magari più comprensibile: tutti abbiamo dei geni “difettosi” (genotipo) che sono come bombe pronte ad esplodere in malattia (fenotipo malato), controllate da un detonatore chiamato stile di vita. Di conseguenza, un’alimentazione scorretta, il fumo, il consumo di alcol, uno stress cronico eccessivo, la mancanza di attività fisica o condizioni ambientali sfavorevoli, come la mancata esposizione al sole o l’esposizione ad inquinanti ambientali, possono attivare il detonatore. Cosi funziona il delicato equilibrio tra salute e malattia.

Non c’è alcuna divinità o creatura mitologica che decide chi diventa malato e chi no. Non è destino o colpa della sfiga. C’è solo la sfortuna di aver perso la lotteria genetica alla nascita ed essere nati con geni già “mal funzionanti” (malattie genetiche) o suscettibili in futuro a sviluppare patologie (MNT).

Geni o stile di vita? Tutti e due i fattori sono da tenere in considerazione ma dal momento che nasciamo tutti con dei geni più o meno propensi a sviluppare una data malattia, agire sullo stile di vita in modo tale da non innescare questi geni “detonatori”, risulta la scelta determinante [1].

MOLTE VARIABILI IN GIOCO

Il classico esempio del nonno di qualcuno, che è vissuto fino a 100 anni nonostante fumasse un pacchetto di sigarette al giorno, non è altro che l’eccezione che prova la regola. Forse il nonno immortale aveva dei geni particolarmente resistenti alle droghe e al tempo stesso viveva in campagna all’aria aperta e in assenza di inquinanti ambientali. Non consumava cibo spazzatura e faceva regolare attività fisica. Era felicemente sposato e non subiva lo stress cronico delle grandi città.

Adesso vediamo l’esempio del nonno da un’altra prospettiva e ipotizziamo che non avesse mai toccato una sigaretta in vita sua. Forse, mantenendo le altre variabili invariate, sarebbe vissuto in salute fino a 120 anni, oppure sarebbe sempre morto a 100 anni ma passando gli ultimi 40 anni di vita senza soffrire di una broncopatia cronico-ostruttiva.

Come vedete le variabili in gioco possono essere infinite e il nostro nonno non deve essere preso come giustificazione al fumo di sigaretta poiché, molto probabilmente, i suoi coetanei fumatori sono sotto terra già da 50 anni per colpa di un infarto o di un tumore ai polmoni. Stessa cosa vale per i medici che pongono troppa attenzione alla componente genetica, dando per quasi spacciato qualsiasi paziente che si presenti alla loro scrivania.

QUESTIONE DI EPIGENETICA

A conferma che i geni non sono il fattore determinante allo sviluppo di una determinata malattia, sono molti gli studi che pongono una particolare attenzione alle influenze ambientali e lo stile di vita che possono stimolare il genotipo ad esprimersi in un fenotipo malato. Il termine genotipo si riferisce all’insieme di tutti i geni che compongono il DNA (corredo genetico / identità genetica / costituzione genetica) di un organismo o di una popolazione. Ogni gene, singolarmente e/o in modo cooperativo, contribuisce in maniera diversa allo sviluppo, alla fisiologia e al mantenimento funzionale dell’organismo. L’insieme dei caratteri osservabili viene chiamato fenotipo (colore degli occhi, secrezione di ormoni, efficienza dei vari sistemi energetici della celluca ecc..).

Il genotipo, da solo, non definisce o determina il fenotipo, piuttosto interagisce con l’ambiente (esterno o interno) nel determinarlo. Quindi due individui con lo stesso genotipo (ad esempio gemelli monozigoti) non necessariamente hanno un fenotipo identico: ciò può essere spiegato attraverso i meccanismi dell’epigenetica, ossia quell’attività di regolazione genica che, attraverso processi chimici, pur non alterando direttamente la sequenza nucleotidica del DNA, può modificare il fenotipo dell’individuo o della progenie. Questi fenomeni epigenetici alterano l’accessibilità fisica al genoma da parte di complessi molecolari deputati all’espressione genica, e quindi influenzano il funzionamento dei geni.

In parole semplici, due persone o popolazioni identiche dal punto di vista genetico ma sottoposte a uno stile di vita e influenze ambientali diverse, possono crescere in maniera altrettanto differente e sviluppare malattie differenti. Ad esempio, di due gemelli monozigoti, quello che conduce uno stile di vita sedentario con abitudini alimentari scorrette può sviluppare il diabete alimentare (fenotipo malato) mentre l’altro, che sta attento a ciò che mangia e pratica regolare attività fisica, può rimanere sano (fenotipo sano).

Non solo gemelli monozigoti ma anche intere popolazioni con simile genotipo sono state studiate al fine di capire quanto sia determinante l’influenza ambientale nello sviluppo del fenotipo. Gli indiani Pima (di cui parleremo successivamente), i cui geni sono stati classificati come altamente suscettibili a sviluppare obesità e diabete di tipo 2, ne sono un esempio vivente.

Nel 2006 alcuni scienziati hanno studiato gli effetti di diversi stili di vita sull’obesità e sul diabete negli indiani Pima che vivono in Messico e negli Stati Uniti. Nonostante la separazione geografica, studi linguistici e genetici indicano che condividono un background genetico molto simile ma a differenza dei Pima messicani, i loro cugini statunitensi, esposti ad uno stile di vita occidentale caratterizzato da vita sedentaria e consumo di cibi ad alte densità energetica, hanno una prevalenza di diabete e obesità circa sei volte superiore [2,3].

LE VOSTRE SCELTE POSSONO INFLUENZARE LA SALUTE DEI VOSTRI FIGLI

I meccanismi dell’epigenetica sono di importanza fondamentale per comprendere il delicato equilibrio tra salute e malattie. Se si pensava fino a poco tempo fa che queste influenze venissero resettate a ogni generazione con la nascita della prole, questo è stato purtroppo smentito dalla ricerca scientifica degli ultimi anni. Infatti, il DNA non è l’unica informazione genetica tramandata dai genitori ai figli. Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Science”, gli scienziati hanno raccolto prove rigorose del fatto che anche le istruzioni epigenetiche, che all’interno delle cellule regolano l’espressione dei geni senza che sia alterata la sequenza del DNA, sono trasmesse alla prole. I risultati della ricerca mostrano in particolare che la memoria epigenetica è essenziale per lo sviluppo e per la sopravvivenza delle nuove generazioni [4].

In poche parole, i cambiamenti epigenetici indotti da uno stile di vita malsano (stress cronico, alimentazione scorretta, fumo, uso di alcol e sedentarietà) possono essere ereditati e avere un profondo impatto sullo sviluppo e la salute della vostra prole.

La predisposizione all’obesità e al diabete può essere infatti legata a fattori epigenetici (ossia ad alterazioni che influenzano l’espressione genica senza che sia cambiata la sequenza del DNA) che sono stati trasmessi ai figli da genitori diventati obesi e diabetici a causa di uno stile di vita scorretto [5].

Uno stile di vita scellerato che porti all’obesità e al diabete di tipo 2 fa sì che la predisposizione allo sviluppo di queste due malattie venga trasmessa alla prole attraverso i cosiddetti fattori epigenetici che si accumulano negli ovociti e negli spermatozoi dei genitori [5].

Teoricamente, questo vale per ogni malattia non trasmissibile.

CONCLUSIONI

L’interazione tra i nostri geni e l’ambiente in cui si esprimono determina il delicato equibibrio tra salute e malattia. Lo stile di vita rappresenta il fattore determinante per lo sviluppo delle malattie non trasmissibili. Modificare alimentazione, essere attivi fisicamente e in generale adottare comportamenti salutari come smettere di fumare o bere alcolici è la scelta migliore che potete fare per abbassare il rischio di sviluppare malattie cronico degenerative.

Se volete continuare a raccontarvi la storia che siete grassi o malati per colpa dei vostri geni difettosi, fate pure. Avete in parte ragione ma i nostri geni, più che chiamarli difettosi, sono incompatibili con le giornate passate seduti davanti a un pc e le serate passate sul divano davanti la tv a mangiare cibo spazzatura. Per saperne di più sullo stile di vita ottimale dell’uomo leggi questo articolo.

Infine, uno stile di vita malsano che porti allo sviluppo di malattie cronico degenerative fa sì che la predisposizione allo sviluppo di queste patologie venga trasmessa alla prole. Il DNA non si resetta a ogni cambio di generazione e la suscettibilità a deteminate malattie può trasmettersi anche ai nostri figli.

L’ambiente, lo stile di vita e il mondo che abbiamo creato innescano ogni giorno il detonatore dei geni suscettibili, aumentado drammaticamente il rischio di farli esplodere in malattia.

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REFERENZE

1. WHO. Genes and noncommunicable diseases. Genomic resource centre. http://www.who.int/genomics/public/geneticdiseases/en/index3.html URL consultato il 6 Settembre 2019

2. Leslie O. Schulz, Peter H. Bennett, Eric Ravussin, Judith R. Kidd, Kenneth K. Kidd, Julian Esparza, Mauro e. Valencia. Effects of Traditional and Western Environments on Prevalence of Type 2 Diabetes in Pima Indians in Mexico and the U.S. © 2006 by the American Diabetes Association. Diabetes Care, Volume 29, Number 8, August 2006.

3. Bennett PH, Burch TA, Miller M: Diabetes mellitus in American (Pima) Indians. Lancet 2:125–128, 1971.

4. Fides Zenk, Eva Loeser, Rosaria Schiavo, Fabian Kilpert, Ozren Bogdanović, Nicola Iovino. Germ line–inherited H3K27me3 restricts enhancer function during maternal-to-zygotic transition. Science  14 Jul 2017:Vol. 357, Issue 6347, pp. 212-216 DOI: 10.1126/science.aam5339

5. Peter Huypens, Steffen Sass, Moya Wu, Daniela Dyckhoff, Matthias Tschöp, Fabian Theis, Susan Marschall, Martin Hrabě de Angelis & Johannes Beckers. Epigenetic germline inheritance of diet-induced obesity and insulin resistance. Nature Genetics Volume 48, Number 5, May 2016. doi:10.1038/ng.3527